Domenica otto gennaio, a Minori, ha avuto luogo la seconda ed ultima rappresentazione del Presepe Vivente. La manifestazione si è svolta di mattina, a differenza della volta precedente, per la concomitanza di altri eventi tenutisi nella stessa giornata.
Il maltempo ha condizionato lo svolgimento del corteo e dei quadri recitati in entrambe le date previste, 25 dicembre e 6 gennaio, provocando non pochi disagi e grattacapi agli organizzatori.
Per questi ultimi si è trattata di una esperienza nuova, faticosa ed impegnativa, ma alla fine la stanchezza e la paura di non farcela hanno lasciato il posto alla soddisfazione per una iniziativa che si spera di rinnovare negli anni a venire.
Sono passati due mesi da quando la "pensata" del Presepe Vivente, fatta da alcuni amici durante una cena, fu posta da Gianfranco Lucibello all'attenzione delle associazioni presenti sul territorio per collaborare tutti insieme a rendere concreta l'idea.
Fin dall'inizio è stato messo in chiaro un concetto: il Presepe Vivente non doveva essere una semplice sfilata di pastori con pecore e zampogne, bensì esso doveva tentare di trasmettere il messaggio puro e sacro del Natale, non tralasciando, però, di condividere anche quelli che sono gli usi ed i costumi della nostra tradizione.
L'intento sembra raggiunto, soprattutto perchè i protagonisti assoluti sono stati i bambini. Essi sono stati gli attori principali delle varie scene in cui si rimembravano l'incontro di Erode con i Magi, l'Annunciazione a Maria, il sogno di Giuseppe, il Censimento e la Nascita di Gesù Bambino.
Per quei fanciulli quale miglior insegnamento se non quello di immedesimarsi in quella che è la vicenda storica, tramandataci dalla Chiesa, che ha riguardato la Sacra Famiglia?
La gente ha partecipato, numerosa, si è emozionata ed ha mostrato sincera gratitudine e compiacimento a coloro che hanno speso il proprio tempo per realizzare il Presepe Vivente.
Qualcuno però ha tentato di distorcere la realtà, ha cercato di gettare fango ed attribuire secondi fini contro chi invece è stato animato solamente da buoni propositi e da uno spirito d'unione che dovrebbe far riflettere.
Avvilente è stato l'accostamento al Gusta Minori, solo perchè la regista era Lucia Amato, la stessa persona che cura gli spettacoli della rassegna settembrina.
Lucia Amato, la quale mi perdonerà per la rozza metafora, è stata una delle tante ruote del carro con sopra oltre centocinquanta tra figuranti, comparse, musicisti e popolani.
Ma il riferimento al Gusta Minori poteva scaturire anche dalle pietanze che alcuni pastori preparavano tra i banchi dei mestieri, poi offerti al pubblico.
E' stato tutto frutto dell'entusiasmo profuso da Franco Mancieri, paragonabile alla contentezza che prova un bambino a scartare un dono, nel cuocere patate speziate sotto la cenere, nel servire un mestolo di pasta e fagioli in una commestibile scodella di semola, una curiosità che ha spinto tante persone a chiedere come essa fosse stata creata.
Infine tre caldarroste, di numero e non per dire, cotte dagli scout, e qualche "vecchiarella" zuccherata come dolce, fritte da Antonio e Mena, maestri di questo piatto. Il vino lo ha regalato l'azienda dei vini Sammarco.
E questo sarebbe il Gusta Miniori?
Completamente falsa la notizia del finanziamento del Presepe Vivente con i fondi ricevuti dal comune per il progetto sulla "Dieta Mediterranea" o per gli "Ozi Marittimi", segno di una sconvolgente ignoranza in merito e della superficialità di alcuni individui.
La somma a disposizione è stata di circa 2000 euro. E non è uno scherzo.
I costumi sono stati prodotti dalla impagabile Trofimena Silvestri, Men' 'a Sart', la quale ha messo a diposizione tutta l'arte del cucire di cui è dotata ed alla fine il suo aiuto è stato prezioso, oltre che indispensabile per le scarse economie in dotazione.
Le materie prime? Niente tessuti preziosi, bensì lenzuola di cotone, copriletti, coperte, tende e pezzi di stoffa raccolti presso gli hotel del posto, i conoscenti o forniti dagli stessi partecipanti.
Come si dice volgarmente al mio paese: "S'è fatt' a pù a pù".
Per gli impianti audio bisogna ringraziare alcune associazioni che li hanno messi a disposizione e la scuola elementare.
Palchetti, fari ed effetti luce sono stati forniti e montati da Fabrizio Anastasio, il quale ha sudato le "sette camicie" per illuminare le scene. Encomiabile l'opera di Lino Di Capua che all'inizio doveva dare solo una mano ed invece ha lavorato giorni interi per montare le reti delle scenografie e coadiuvare Anastasio nella installazione delle luminarie.
Per gli animali è stata svuotata tutta la fattoria di via Pioppi di Antonio Polverino, il quale ha fornito cavalli, conigli, capre e anche tanti oggetti.
Non posso menzionare tutti i lavoratori ma non voglio dimenticare chi ha creato le sagome dei personaggi, le ragazze che hanno costruito le ali per le decine di "Angioletti" e tutti quelli che si sono spesi senza risparmiarsi per un avvenimento che dovrebbe unire e non dividere.